Tar Puglia: uno stabilimento balneare non ha natura precaria e richiede il permesso di costruire col pagamento dei contributi di costruzione nella loro interezza

La struttura o stabilimento balneare non ha mai natura precaria, e pertanto necessita del permesso di costruire aldilà della sua stagionalità. Non solo: vanno pagati i contributi di costruzione nella loro interezza, essendo qualificabile come "nuova costruzione".

Lo ha chiarito il Tar Puglia con la sentenza 1963/2019 dello scorso 12 dicembre, dove si evidenzia in primis che:

  • la natura precaria di un manufatto ai fini dell'esenzione dal permesso di costruire deve ricollegarsi alla intrinseca destinazione materiale di esso ad un uso realmente precario e temporaneo, per fini specifici, contingenti e limitati nel tempo, con conseguente e sollecita eliminazione;
  • la precarietà non va confusa con la stagionalità, vale a dire con l'utilizzo annualmente ricorrente della struttura, poiché un utilizzo siffatto non esclude la destinazione del manufatto al soddisfacimento di esigenze non eccezionali e contingenti, ma permanenti nel tempo;
  • la giurisprudenza amministrativa ha da sempre escluso la natura precaria dello stabilimento balneare; e ciò, nella considerazione che lo stesso non comporti una alterazione del territorio soltanto temporanea, precaria e irrilevante: mancherebbe infatti il requisito della precarietà funzionale, cioè la possibilità di una pronta rimozione dopo un uso contingente e momentaneo. Si tratta cioè di costruzioni destinate ad attività stagionali, che, seppure non infisse al suolo, ma solo aderenti ad esso in modo stabile, sono destinate ad una utilizzazione perdurante nel tempo, anche se intervallata da pause stagionali.

In definitiva, non si può affermare che uno stabilimento balneare dal carattere stagionale sia struttura precaria e facilmente amovibile, e quindi non riconducibile alla categoria di “nuova costruzione” di cui all’art. 3 comma 1 lett. e) del dpr 380/2001. Siccome il permesso di costruire ha carattere oneroso, salvo le eccezioni tassativamente previste, che non contemplano le opere rimovibili stagionali, occorre fare riferimento per determinare i contributi di costruzione al disposto dell’art. 19 comma 2 del del dpr 380/2001.

Contributo di costruzione: il calcolo corretto

Nel caso di specie, l’esponente aveva presentato istanza di permesso di costruire per l'installazione di uno stabilimento balneare accolta, in un primo momento, con contributo di costruzione quantificato in 39.908,85 euro totali (di cui 38.408,85 per contributo oneri di urbanizzazione e 1.500 per contributo commisurato al costo di costruzione) ex art. 16 del dpr 380/2001.

Con successiva comunicazione, però, il comune 'correggeva' l’importo precedentemente indicato, segnalando che esso non era comprensivo del coefficiente di cui alla tabella A lettera a) allegata alla delibera di C.C. n.40/2012 del 31 ottobre 2012 e che, pertanto, il contributo commisurato agli oneri di costruzioni dovuto per l’intervento di specie era pari ad euro 57.613,22 (invece che 38.408,85).

Da qui il ricorso del titolare dello stabilimento balneare presso il Tar Puglia, che lo ha rigettato per i motivi già esposti sopra.


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