Cassazione: la Polizia giudiziaria deve dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia non soltanto ove richieda l'effettuazione di un prelievo ematico presso una struttura sanitaria ai fini dell'accertamento del tasso alcolemico, ma anche quando richieda che tale ulteriore accertamento venga svolto sul prelievo ematico già operato autonomamente da tale struttura a fini di diagnosi e cura

La Polizia giudiziaria non può sollecitare di propria iniziativa l'esecuzione degli esami alcolimetrici di un conducente per determinarne la guida in stato di ebbrezza ex art. 186, lett. c) C.d.S., facendone autonoma richiesta al personale sanitario di turno, senza provvedere ad avvisare l'imputato in ordine alle sue prerogative difensive.

Lo ha affermato la Corte di Cassazione (Penale, Sez. IV) con la sentenza 38626/2019 del 19 settembre scorso: il punto fondamentale alla base dell'accoglimento del ricorso è che questi esami non si erano svolti nell'ambito degli ordinari protocolli sanitari, ma si ponevano chiaramente come adempimento funzionale alle indagini in corso.

In tema di guida in stato di ebbrezza, ricorda la Corte suprema, sussiste l'obbligo di previo avviso al conducente coinvolto in un incidente stradale di farsi assistere da un difensore di fiducia, ai sensi degli artt. 356 cod. proc. pen. e 114 disp. att. cod. proc. pen., in relazione al prelievo ematico presso una struttura sanitaria finalizzato all'accertamento del tasso alcolemico, qualora l'esecuzione di tale prelievo non avvenga nell'ambito degli ordinari protocolli sanitari, ma sia autonomamente richiesta dalla polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 186, comma 5, cod. strada (Sez. 4, n. 49371 del 25/09/2018, C, Rv. 27403901).

Nel caso di specie è quindi fondata l'eccezione di nullità avanzata dalla difesa del ricorrente, il cui accoglimento comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, posto che la riscontrata violazione dell'art. 114 disp. att. cod. proc. pen., tempestivamente dedotta, integra una nullità di ordine generale a regime intermedio, in base alla previsione dell'art. 178, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., che rende inutilizzabili i risultati alcolimetrici derivanti dagli esami ematici, costituenti prova unica e decisiva della sussistenza del fatto-reato per cui si procede. L'imputato va quindi prosciolto perché il fatto non sussiste.


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