La recente diatriba sorta tra il comune di Milano e il Ministero degli Interni ripropone un interessante spunto di riflessione in materia di termini per la notifica degli atti di accertamento, riferiti, in questo caso, alle violazioni dei limiti di velocità.
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I mass media si sono recentemente occupati della problematica della decorrenza dei termini, sollecitati da cittadini che si vedevano notificare violazioni relative all'art. 142 ben oltre i 90 giorni fissati dall'art. 201 del Codice della Strada. 
Il Comune di Milano giustificava tali ritardi con l'elevata mole di lavoro che si era determinata con l'attivazione di sette nuovi punti di rilevamento.
La prefettura di Milano, evidentemente preoccupata per la dimensione del fenomeno, in data 6 agosto 2014 ha prospettato il caso al Ministero dell'Interno.
Questi ha risposto in data 7 novembre, con circolare n. 16968, confermando quanto era facile attendersi, cioè che le ragioni che possono legittimare gli enti cui appartengono gli organi accertatori a superare i limiti fissati per le notifiche, non possono che dipendere da fattori esterni e non da prassi organizzative interne.
Nonostante ciò pare che l'Amministrazione insista con il dare diverso significato al testo del pronunciamento della Corte Costituzionale n. 198 del 10 giugno 1996 che, nel dichiarare la incostituzionalità del testo previgente dell'art. 201, si soffermò sulla parte in cui non faceva decorrere il termine per la notificazione «comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione è posta in grado di provvedere alla loro identificazione».
Occorre infatti proseguire nella lettura del seguito del comma in discussione, nel quale è indicato chiaramente che «qualora l'effettivo trasgressore o altro dei soggetti obbligati sia identificato successivamente alla commissione della violazione, la notificazione può essere effettuata entro novanta giorni dalla data in cui risultino dai pubblici registri o nell'archivio nazionale dei veicoli l'intestazione del veicolo o comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione è posta in grado di provvedere alla loro identificazione».
Il Ministero ribadisce quindi, anche in ossequio alla citata sentenza del giudice delle leggi, che, in linea di principio e salva la necessità di acquisire informazioni indispensabili da altri organismi, il dies a quo per la decorrenza dei termini non può che essere individuato in quello della commessa violazione.
 
Sullo stesso argomento, si legga il Focus area Polizia n. 18 del 1 dicembre 2014: «Termini di notifica ai sensi dell'articolo 201 del Codice della Strada»
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