Garante Privacy: no all'accesso indiscriminato ai dati relativi al "domicilio digitale" dei cittadini, maggiori tutele per chi invia segnalazioni al difensore civico digitale e regole più specifiche per l'accesso ai servizi digitali delle PA e per l'utilizzo dei dati anagrafici

Con parere doc. web n. 7221785 del 26 ottobre, il Garante per la Privacy si è espresso sullo schema di decreto legislativo in tema di integrazioni e modifiche al Codice dell'amministrazione digitale (cd. Correttivo al CAD).

Il Garante, pur esprimendo parere positivo sul testo ha rilevato alcune criticità in merito alla protezione dei dati personali trattati. Nello specifico:

  • domicilo digitale: nella bozza di decreto si prevede che "chiunque" possa consultare gli elenchi dei "domicili digitali", tramite sito web e  senza necessità di autenticazione. Secondo l'Autorità, rendere pubblici tali elenchi, peraltro in formato aperto e senza specificare quali dati personali contengano, rischia di favorire l'invio di spam e di aumentare considerevolmente il rischio di furti di identità. Pertanto si suggerisce l'utilizzabilità del domicilio digitale solo per l'invio di comunicazioni avente valore legale o connesse al conseguimento di finalità istituzionali;
  • difensore civico digitale: il Correttivo prevede prevede che il difensore civico digitale pubblichi on line tutte le segnalazioni "fondate" ricevute dai cittadini, relative a violazioni della normativa sulla digitalizzazione della PA. Secondo il Garante tale obbligo rischia di tramutarsi in un deterrente all'esercizio di tale diritto per il timore di eventuali ritorsioni. Si suggerisce di prevedere sempre l'oscuramento dei dati personali eventualmente presenti nei documenti oggetto di pubblicazione online sia nel caso di segnalazioni, sia nel caso delle decisioni sulle stesse;
  • basi dati di interesse nazionale: va tutelata meglio la riservatezza dei dati personali contenuti nelle "Basi dati di interesse nazionale", chiarendone le modalità di utilizzo e valutando la possibilità di concedere l'accesso ai servizi della PA in rete non esclusivamente tramite SPID, ma utilizzando anche altri sistemi disponibili quali la carta di identità elettronica o la carta nazionale dei servizi (CNS).


In allegato, il parere doc. web n. 7221785 del Garante Privacy.


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