Consiglio di Stato: il diritto collocato in capo ai consiglieri comunali non può estendersi anche alle società partecipate dal comune in forma minoritaria, tanto più quando tali società non svolgano attività di gestione di servizi pubblici

Con sentenza 5176/2017 del 9 novembre scorso, il Consiglio di Stato si è soffermato sul perimetro del diritto di accesso in favore dei consiglieri comunali, previsto dall'art. 43 del TUEL.

Per Palazzo Spada, tale diritto collocato in capo ai consiglieri comunali non può estendersi anche alle società partecipate dal comune in forma minoritaria, tanto più quando tali società non svolgano attività di gestione di servizi pubblici. Del resto "la norma in questione espressamente prevede il diritto di accesso in relazione alle attività delle aziende comunali, situazione che non è predicabile nel caso di società di cui l'Ente pubblico possiede una partecipazione minoritaria".

Pertanto, l'accesso richiesto non può trovare giustificazione in relazione alla pretesa cura dell'interesse pubblicoconnesso al mandato conferito e cioè ai fini del controllo del comportamento complessivo dell'ente (in funzione dell'interesse pubblico da perseguire).

Nel caso di specie, un consigliere regionale della Regione Lombardia presentava alla Giunta regionale istanza di accesso agli atti ai sensi dell'art. 112 del Regolamento generale del Consiglio regionale, volta ad acquisire, tra l'altro, copia di un verbale di una seduta del Cda di una società a partecipazione mista (le quote di partecipazione, all'epoca dei fatti di causa, erano di proprietà della Regione Lombardia e del Comune di Milano nell'eguale misura pari al 34,67 %, nonché dell'Ente autonomo Fiera Internazionale di Milano, in misura pari al 27,66 % e, per il restante 3 %, della Città Metropolitana di Milano e del Comune di Rho).

Per il Consiglio di Stato, quindi, l'accesso richiesto non è giustificato poiché la società "non può ritenersi 'dipendente' dalla Regione Lombardia, dal momento che quest'ultima non possiede una partecipazione maggioritaria e non svolge un servizio pubblico (circostanza di fatto che non è stata neppure contestata), così che in definitiva l'accesso richiesto non può trovare giustificazione in relazione alla pretesa cura dell'interesse pubblico connesso al mandato conferito e cioè ai fini del controllo del comportamento complessivo dell’ente (in funzione dell’interesse pubblico da perseguire)".

In allegato, la sentenza 5176/2017 del Consiglio di Stato.


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