Il d.lgs 50/2016 riformula le specifiche dello Sblocca Italia in merito e allarga possibilità e forme di collaborazioni, coinvolgendo tutti gli enti territoriali. Permane qualche dubbio sui confini di applicazione.

Tra le varie 'conseguenze' del nuovo Codice dei Contratti o Riforma degli Appalti, ci sono anche importanti modifiche alla disciplina del baratto amministrativo.
 Prima di tutto, l'art. 190 del recente d.lgs 50/2016, che riformula l'art. 24 del decreto legge 133/2014 ("Sblocca Italia"), estende il baratto amministrativo a tutti gli enti territoriali, mentre fino ad oggi la limitazione era per i soli comuni.
 Inoltre, la nuova norma si riferisce a "contratti di partenariato sociale" da stipularsi sulla base di progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione a un preciso ambito territoriale, che "possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l'abbellimento di aree verdi, piazze o strade, ovvero la loro valorizzazione mediante iniziative culturali di vario genere, interventi di decoro urbano, di recupero e riuso con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati". Un netto allargamento rispetto al passato, che menziona interventi di generica valorizzazione territoriale.
 In cambio della "prestazione", l'ente territoriale continua a fornire le stesse contropartite, ossia riduzioni o esenzioni di tributi "corrispondenti al tipo di attività svolta dal privato o dalla associazione", ovvero "comunque utili alla comunità di riferimento in un'ottica di recupero del valore sociale della partecipazione dei cittadini alla stessa".
 L'art. 190 fa riferimento alla necessità di una delibera che fissi i criteri e le condizioni, ma non è chiaro se in sede di affidamento, sia comunque necessario rispettare le regole dell'evidenza pubblica, né se il baratto possa riguardare o meno anche debiti tributari pregressi.
 Oltre al sopracitato art. 190, ha effetti sul baratto amministrativo anche l'art.189 del d.lgs 50/2016, che si occupa di "Interventi di sussidiarietà orizzontale". Di fatto, si concede la possibilità dare in gestione ad un "consorzio di comprensorio" costituito dai cittadini residenti, per quanto concerne la manutenzione e con diritto di prelazione, le aree riservate al verde pubblico urbano e degli immobili di origine rurale, riservati alle attività collettive sociali e culturali di quartiere, ceduti al comune (con esclusione di quelli ad uso scolastico e sportivo). 
 I gruppi di cittadini organizzati possono anche formulare proposte operative di pronta realizzabilità per la realizzazione di opere di interesse locale senza oneri per l'ente di riferimento, che può respingere (modalità: silenzio rifiuto entro due mesi dalla presentazione) o approvare gli interventi, regolando le fasi essenziali del procedimento e i tempi di esecuzione.


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