L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ribadisce la completa liberalizzazione degli orari di apertura dei pubblici esercizi.

Nel bollettino 33 del 21 settembre 2015, il Presidente dell'Antitrust ha ribadito che "l'orario di apertura dei negozi costituisce una delle dimensioni rispetto alle quali può realizzarsi una concorrenza effettiva tra gli esercenti. Le restrizioni alla libertà degli operatori economici in materia di orari e di giornate di apertura e chiusura degli esercizi commerciali ostacolano pertanto il normale dispiegarsi delle dinamiche competitive".
Nella delibera si legge" L’articolo 31 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 (c.d. decretoSalva Italia) ha modificato l’articolo 3, comma 1, lettera d-bis, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223(c.d. decreto Bersani), il quale, per effetto delle modifiche così introdotte, dispone che “le attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e di somministrazione di alimenti e bevande, sono svolte, tra l’altro, senza i seguenti limiti e prescrizioni: (…) d-bis) il rispetto degli orari di apertura e di chiusura, l’obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio”.
A seguito della novella, la normativa nazionale prevede dunque che le attività commerciali non possano essere soggette a limiti in materia di orari di apertura e chiusura.
In proposito, si rileva che l’Autorità è più volte intervenuta in materia di orari degli esercizi commerciali nell’ambito dell’esercizio dei propri poteri consultivi, evidenziando che al pari del prezzo e delle caratteristiche del servizio, l’orario di apertura dei negozi costituisce una delle dimensioni rispetto alle quali può realizzarsi una concorrenza effettiva tra esercenti.
Le restrizioni alla libertà degli operatori economici in materia di orari e di giornate di apertura e chiusura degli esercizi commerciali ostacolano pertanto il normale dispiegarsi delle dinamiche competitive, riducendo la possibilità degli operatori attivi di differenziare il servizio adattandolo alle caratteristiche della domanda e sono suscettibili di peggiorare le condizioni di offerta e la libertà di scelta per i consumatori, senza peraltro avere una valida giustificazione in termini di efficienza dal punto di vista degli operatori, né tanto meno di particolari interessi pubblici. Sulla legittimità dell’articolo 31, comma 1, del decreto Salva Italia si è pronunciata anche la Corte Costituzionale che ha ribadito che la ““tutela della concorrenza” di cui al secondo comma, lettera e), dell’articolo 117 Cost. - che rientra nelle competenze esclusive del legislatore statale comprende anche le misure legislative che mirano ad aprire un mercato rimuovendo i vincoli alle modalità di esercizio delle attività economiche e che essa in quanto «trasversale» può influire anche sulle materie di competenza legislativa, concorrente o residuale, delle Regioni, come appunto la disciplina degli orari degli esercizi commerciali. La Corte ha ribadito, tuttavia, che tale liberalizzazione non determina deroghe rispetto alla tutela di altri interessi costituzionalmente rilevanti quali, ad esempio, l’ambiente, l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza, la salute e la tutela dei lavoratori".


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