Ancora in fase di realizzazione per la Corte dei Conti i processi di decentralizzazione e spostamento verso gli enti territoriali delle capacità decisionali: in genere la possibilità di intervenire sui tributi è stata ristretta alla possibile variazione delle aliquote locali dei tributi.
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I processi di decentralizzazione e di spostamento degli enti territoriali da un meccanismo di finanza derivata all'autonomia finanziaria devono ancora trovare la loro piena realizzazione.

Ad affermarlo la Corte dei conti nel proprio Rapporto sulla Finanza pubblica, presentato l'11 giugno 2015.
Venti anni di aumenti per le tasse locali non per iniziativa delle amministrazioni ma per scelte operate dal governo centrale piuttosto che espressione dell'autonomia impositiva degli enti decentrati: la quota per centuare sulle entrate tributarie è queasi raddoppianta, dall'11,4% del 1995 al 21,9% del 2014.
Sul fronte delle tasse locali la magistratura contabile ha sottolineato che «in Italia continuano a costituire, oggi come al principio del processo di riforma, circa il 20% delle entrate pubbliche totali (al netto del settore previdenziale e assistenziale)». Inoltre, ha aggiunto la Corte, «come nel 2001, ancora nel 2012, le autonomie locali in Italia incassavano meno di 50 centesimi per ogni euro speso».

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