La disciplina dell'imposta assolta in modo virtuale sotto la lente dell'Agenzia delle Entrate: dalla competenza al rilascio dell'autorizzazionen ai criteri per lo scomputo dell'acconto.

Un vero e proprio vademecum sul bollo virtuale quello preparato dall'Agenzia delle entrate con la circolare 14 aprile 2015 n. 16.
Dal 20 febbraio scorso, i versamenti per l'imposta di bollo virtuale (compresi l'acconto ed eventuali interessi e sanzioni) vanno effettuati tramite modello F24, indicando i codici tributo istituiti con la risoluzione n. 12/2015. Fino al 31 marzo è stato possibile utilizzare anche il modello F23.
La circolare, dopo un breve excursus normativo, dà indicazioni sulle sanzioni applicabili e sulle modalità di irrogazione in caso di mancato o ritardato versamento di una o più rate o dell'acconto e di omessa o infedele dichiarazione di conguaglio.
Con la riforma del sistema sanzionatorio, è stata prevista, per la mancata corresponsione (in tutto o in parte) dell'imposta di bollo dovuta sin dall'origine, una sanzione amministrativa dal 100 al 500% dell'imposta o della maggiore imposta dovuta (articolo 5 del Dlgs 473/1997). Sanzione, invece, del 30% per gli omessi o ritardati versamenti dell'imposta risultante dalla dichiarazione, nonché «in ogni ipotesi di mancato pagamento di un tributo o di una sua frazione nel termine previsto» (articolo 13 del Dlgs 471/1997).
Occorre, quindi, distinguere i diversi ambiti applicativi delle norme e delle sanzioni irrogabili.

L'imposta di bollo è dovuta sin dall'origine per gli atti e i documenti indicati nella parte I della Tariffa allegata al Dpr 642/1972.


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